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November 10 L'ultimo sonnoDue volte l'illusione,
di ricominciare a sognare.
Due volte preda del sorriso,
e due volte navigante di lacrime.
Forte nel petto suonava,
un cuore malato, distorto,
segnato e silente.
Tormentava senza ritegno.
Qual'è la soluzione,
di un enigma indecifrabile.
Com'è la sensazione
di essere nel giusto?
Non è possibile capirlo,
non ora. Risplendi Diamante.
Fai vedere la tua luce.
Questo è il tuo momento.
Due volte ti ho illusa.
Due volte sono morto.
GabriPVSinger2008 November 06 L'ennesima sconfitta.In pochi istanti
tre anni chiusi
dietro una porta.
In pochi attimi
il batuffolo bianco
diventa colmo
di nere lacrime.
Non riuscivo neanche a vedere.
Il fiume continuava,
anche sulla scrivania,
perfino col nulla.
Parole di conforto
da anime incomprese,
da anime di poca importanza.
L'ennesima sconfitta
l'ennesima, violenta,
punizione.
Ho lanciato quel diamante.
Fortunato chi lo troverà.
GabriPVSinger2008.
September 16 SmettilaVuoto incolmabile.
Il tempo scorre, scorre fermo.
Ore buttate, pesanti batoste
per una minima ricompensa.
Divisa nei mesi risulta nulla,
normale, sotto le aspettative.
E corro nel silenzio della pioggia,
bruciato dall'acqua, dal vento.
Ipocrisia dappertutto, cielo cupo.
Denaro che comanda, mai come ora.
Sempre in difetto, sempre aiutato.
E la solitudine si estende.
"Come è possibile" si chiede dall'alto.
Come venirne fuori, domanda.
Ottimismo, fiducia, il nostro dentro.
Squadra, volontà, grinta senza fine.
Smettila, pagliaccio.
Sono doti che si creano nel benessere...
GabriPVSinger2008. August 29 Se...Ombre e immagini,
immagini e ombre.
Cuore pieno e solitario,
cuore vuoto e accompagnato.
Sorridi e piangi,
vivi la tua storia.
Piango e sorrido,
non vivo la mia realtà.
Se pensi, se ammiri,
se sogni, se ami,
se impari, se lotti,
se credi nel lontano
...morirai su una stella...
GabriPVSinger2008 August 25 Felice di meSi ricomincia...
...con metà corpo nell'abisso...
e l'altra a sognare...
Si ricomincia...
...e già scappo lontano...
lontano da voi...
Si ricomincia a sognare...
di ritornare nel nido
e sorriderti...
Felice...
Felice di me...
GabriPVSinger2008
August 13 Per te...Tre anni sul treno,
indistinto periodo di fertile sentimento.
Mi guardi e sorridi, in un mare vellutato.
Musa di cristallo, venere intoccabile,
sempre al tuo cospetto,
in costante ammirazione.
Incantevole paesaggio, nuvola uniforme.
La mia vita, a te dedicata,
su un piedistallo si sorregge.
Ti guardo e sorrido, in un mare sensibile.
Mia, morbosamente mia,
gelosia che non concede.
Il treno si lancia, veloce e scalpitante.
Urla e forti parole, di contorno,
trafiggono il presente. Non ammazzano,
mai, l'infinità dell'amore. Saldo rimane
all'immagine di un'opera che rimarrà...
...nel tempo...nel nostro tempo...
Musa di cristallo...Venere intoccabile...
GabriPVSinger2008
August 11 PassatoLa luna ti cerca,
ti chiama...
Rispondi.
Bicchieri rosati,
il racconto di una crisi.
Avvicinati.
Perchè quelle domande?
Non credi appieno.
Stupido.
Analogie nei personaggi.
Rivivo alcuni istanti.
Inerme.
Ritrovo parole,
rileggo dolore.
Passato.
Vola amore mio.
Piangi amore mio.
Rispondi e avvicinati.
Insieme vinceremo quello
stupido, inerme, passato...
GabriPVSinger2008
August 07 Recensione "Saints Of Los Angeles" Motley Crue 2008"Questa città di angeli di plastica vi sedurrà, benvenuti a Los Angeles" Così si conclude l'introduzione di uno dei dischi più attesi dell'ambito hard rock di quest'anno. Milioni gli irriducibili fans pronti ad accogliere il nuovo lavoro in studio dei Motley Crue, fiduciosi e speranzosi di non incappare in un altro "passo falso " come i dischi degli ultimi anni. L'ambientazione a loro cara sicuramente è di buon auspicio e un buon punto di partenza. Infatti l'album risulta essere una sorpresa in tutto e per tutto. Non c'è, ovviamente, il sound sporchissimo degli anni ottanta. non siamo ai livelli di "Dr.Feelgood" o "shout at the devil" ma l'atmosfera è vicina all'età dorata in cui quei quattro pazzi sfondavano letteralmente il mondo con la loro musica e con il loro totale menefreghismo. Ascoltare i 13 pezzi dell'ultimo disco è come leggere la celebre biografia del gruppo " The dirt". Stesse emozioni, stessa cattiveria, stessi luoghi. Come detto in precedenza l'album si apre con un'introduzione parlata e poi esplode in tutta la sua potenza con la prima track "Face down in the dirt". Si continua con "What's it gonna take", splendido pezzo glam nel miglior stile Motley Crue. la chitarra di Mick Mars risulta essere incisiva a tal punto da ammalgamarsi perfettamente con tutte le parti vocali. In quasi tutte le canzoni non c'è uno " strumento portante". E' un tutto unico mescolato divinamente. Terza traccia "Down at the whisky " dedicata ovviamente al famoso locale americano (whisky a go go) dove la band era solita suonare all'inizio della carriera. Poi il singolo apripista, title track dell'album. Splendida sonorità accattivante e martellante. In tutte le canzoni Tommy Lee pesta sui suoi tamburi come un forsennato, sembra che nulla possa fermarlo. Finalmente pare essere finita la parentesi pop dell'artista che ritorna sulla sua strada più deciso che mai. Vince neil, nonostante l'età, sembra essere tornato il bambino di sempre. La sua voce angelica e graffiante allo stesso tempo lascia senza fiato ogni appassionato del genere. In una parola: perfetto. L'album continua con una canzone che si racconta da sola nel titolo " MF of the year" ( dove MF sta ovviamente per Mother Fucker) seguita poi da "The Animal in me", momento di pausa dove il glam puro lascia un pò di spazio anche ai setimenti. Non una vera e propria ballata ma comunque un mid tempo dalle sfumature malinconiche. Andando avanti l'hard rock imperversa senza sosta con altri 6 pezzi uno più folle dell'altro ( cito solo chiks=trouble per chi non ne avesse abbastanza ). I Motley Crue sono rinati, hanno dato alla luce qualcosa di davvero superlativo e le copie vendute fino a questo momento ne sono una dimostrazione. Questi 4 animali capitanati dal grandissimo Nikki Sixx hanno intenzione di scrivere ancora pezzi di storia con la loro musica e di continuare a far sognare chi continua a seguirli con lo stesso entusiasmo di un tempo. E' difficile staccarsi una volta conosciuti i Motley Crue. Gli amanti dell'hard rock e del Glam sono rimasti davvero soddisfatti del loro ultimo lavoro in studio.E da parte loro: Grazie ragazzi. Track List 1. L.A.M.F Voto: 8 su 10 August 04 Tempo che StringeEsaurito il potenziale
la stella si sfalda.
Piccoli frammenti
incidono il rumore
di un sogno negato.
Volo per te
ancora per te.
Sempre per te.
Il canto di un angelo
sovrasta il silenzio.
Cancella la memoria.
Ragazzo disperso
in un presente d'amore
folle e completo.
Un punto di domanda
sofferenza nel poi.
Il tempo si stringe.
Sarà la certezza
di valere di più?
Sarà la paura
di non valere più nulla?
E mentre si uccide
nella durezza del pensiero
ricorda a se stesso
mentre il cuore sorride:
"Vivo per te".
"Ancora per te".
" Per sempre per te".
GabriPVSinger2008
July 30 Intimità personaleA volte cado, a volte combatto senza cedere.
A volte cedo senza combattere. A volte...
Ma sempre riporto, immagino, colpisco
con la penna, con una chitarra, con uno sguardo.
Si insinua un'idea, rimane ad accarezzare
una vita di mondanità, fino a quando esplode.
Odiati estremismi, il valore della semplicità
sta ormai scomparendo. Quell'idea così,
forte e profonda, dove tutti possano
regalarsi un pò di intimità personale.
Quell'idea persiste, non lascia in pace.
Posso non cercarla, posso dimenticarla.
Ma lei resiste, aspetta fino a quando
il sigillo potrà librarsi...
E' nata, nasce, nascerà così una nuova storia.
Arrivato alla fine, come ad ogni fine, scoprirò
di aver scritto ancora...
...la mia storia... July 29 PercentualeIl vento spazza via i pensieri,
sole distenditi,
pura luce bianca.
Sempre in quel buco,
dipinto d'ipocrisia,
dove "lui" comanda.
Ideali profondi
basati sul niente.
Tante parole
descrivono il vuoto
di un solenne fallimento.
Circondato da nullità
che si credono Dio
per l'apparenza.
Un mondo di statue.
Statue di legno.
Bruciano subito,
alla prima scintilla.
Bruciano insieme.
Nessuno si supera,
nessuno sovrasta.
A nessuno interessa.
Voglia di crescere
in un mondo solo mio.
Dalla tua piccola finestra,
guardi il sogno che hai creato,
descrivendo il tuo oro piangendo
e chiedendoti
quando questo incubo finirà...
GabriPVSinger2008
July 28 In cerca di me...Rimani qui...
Ascolta...
Siediti accanto...
Destino...
Uragano di paure,
deliziato dal suono
del talento innato.
Scrivere porzioni
di dolori incompresi
baciati dal silenzio.
La voce del cuore
rimane rinchiusa,
indirizzata dal canto
verso una culla...
Il bambino singhiozza,
in cerca di me...
in cerca di te...
Bianco il vestito,
nero il presentimento,
rosa la realtà.
Rimani qui...
Siediti accanto...
Ascolta...
...il destino...
GabriPVSinger2008 Fastidio.Non importi nulla.
Eri un amico.
Eppure...eppure...
Dappertutto le tue parole, le tue immagini.
Come fossi un ombra...
Il tempo è stato breve,
gli unici momenti in cui
ero stato cancellato.
Non parli, non ascolti,
non cerchi, non esisti.
Eppure...eppure...
Dappertutto i vostri ricordi, i vostri suoni.
Come fossi ancora qui...
Nel mio tempio piango domande.
Riporti i suoi sentimenti.
Visibili a tutti.
Il mio interno è solo un fastidio.
Nato per disturbare.
Qualcuno un giorno
amerà i miei sigilli
e lo urlerà
a tutto il suo mondo.
penserà...
quel giorno...
per lui ne vale la pena... July 16 Vera sinergiaPersone che credevi immortali
riducono il tuo viaggio
in un baratro di delusioni.
Nascosto in un antro raccolgo
gioie personali e infinite
donate da lei, soltanto da lei.
Lotto per non dimenticare
chi ero in passato,o meglio,
chi credevo d'essere.
Ancora dell'artista.
Ritorno dell'eroe.
Ideali profondi.
Il viaggio continua,
senza mezzo, senza meta,
senza età...
Prima ero ditrutto
e credevo che quel pensiero
decidesse il mio futuro.
Ma sono io che credo, che voglio,
che creo la mia vera sinergia...
GabriPVSinger2008
April 16 Prima VoltaEntro lentamente...
Piume sotto i piedi...
Dolcemente accarezzo il tuo viso,
il fuoco di una notte,
due giorni al grande sogno...
Due piccoli passi
che non sono più infiniti...
Un futuro che mi osserva,
che domanda
e pretende una risposta.
Ma solo una certezza
traspare dal mio cuore:
con il corpo,
l'animo,
con tutto me stesso
sarò sempre,
toccando il paradiso,
a tenere stretta la tua mano...
come fosse...
la prima volta.
GabriPVSinger2008 December 25 Duplice, arcano, misterioso significato...Dammi un microfono...
anche per un'ora soltanto...
come se fosse un regalo, un dono dell'esistenza...
Ti cambierò la vita...
Non darmi quel microfono...
non farmi quel regalo...
neanche per un'ora soltanto...
Non canterò...
GabriPVSinger2007 December 11 Uragano di fiori...Tempesta di rose...
Ovunque cadono petali,
si appoggiano con umiltà...
Mentre ti guardo...
Intensa...
Respiri lentamente...
tenendoti il petto...
Sembri far fatica e io,
inerme, osservo...
Pregiati legni accolgono
un pensiero dolce e vero.
Ritorna la musa,
un addio che si cancella...
Mente ti guardo...
Intensa...
GabriPVSinger2007 November 14 Dovevi ProvarciMoriva lentamente, guardando il fuoco, consumato dalle lacrime…
Era il 1995, un ragazzo di diciassette anni camminava a testa bassa per Trieste, diretto alla stazione dei treni. Portava con sé solo un grande zaino, in cui aveva velocemente buttato pochi vestiti, un sacco a pelo e qualcosa da mangiare. Il necessario per star via qualche giorno. Voleva scappare, voleva correre in un luogo dove i problemi non lo avessero torturato. Si sentiva inutile… A scuola non andava bene; per quanto si sforzasse non riusciva ad ottenere dei risultati soddisfacenti. L’ultimo anno di un Liceo Scientifico non è facile da sostenere. Soprattutto quando si ha la certezza di non valere niente, quando non si ha la forza di trovare un motivo per continuare… Era il 10 Marzo, giornata fredda e silenziosa. Ma lo sappiamo, le città alle cinque di mattina non sono molto popolate. Stefano stava pensando al giorno precedente: era in Piazza Oberdan, che aspettava il fratello più grande per farsi dare un passaggio a casa. Una volta salito sulla macchina del parente iniziò una lunga discussione. Quando Stefano parlava con qualcuno si rendeva sempre conto di usare una personalità che non gli piaceva, che non gli si addiceva. Una maschera che tra l’altro era presa e trattata come se fosse la sua realtà. Capì di non poterne più…non c’era una persona che lo conoscesse veramente e la cosa terribile era che odiava talmente tanto il suo vero io che non lo mostrava mai… decise quindi di aver bisogno di star solo per un po’, di allontanarsi dalla città, di vivere un po’ in mezzo alla natura. Adorava camminare in montagna. Il bosco gli infondeva tranquillità e in un rifugio solitario sulla vetta si sentiva pieno di vita. Raggiunta la stazione spese tutti i soldi che possedeva per un biglietto del treno di sola andata verso Udine. Gli passò per la testa l’idea del ritorno ma si sarebbe arrangiato in qualche maniera, alla fine se la cavava sempre in ogni situazione. Aveva intenzione di stare per un po’ in un rifugio che si trovava alla “ Conca di Flop” (1250 m) chiamato il “Grauzaria”. Aveva saputo che era in fase di ristrutturazione e che quindi per tutto l’inverno sarebbe stato chiuso. Il ragazzo voleva la più completa solitudine. Prima di prendere il treno pensò al motivo per cui stava scappando… pensò alla sua famiglia, alla scuola, a Trieste. Agli amici che non aveva…alla serenità che non sentiva mai… Direzione: Udine, sì addormentò…
Forse non avrebbe dovuto, lui sapeva d’essere nessuno per tutti, però a qualcuno la maschera sarebbe mancata…
Ormai il treno era fermo alla stazione di Udine e Stefano scese. Appena recuperato lo zaino si diresse verso un bar, doveva chiedere indicazioni per raggiungere “Moggio”. Trovate le notizie e imboccata la giusta strada fece autostop. Dopo pochi minuti una macchina diretta proprio dove doveva andare il ragazzo si fermò e gli diede il passaggio. A Moggio parlò con un uomo e lo convinse a farsi portare fino all’imbocco del sentiero. I due seguirono la strada lungo la Valle Aupa per otto chilometri e mezzo per poi deviare su una piccola scorciatoia che portava alla località “Case Nanghets” (714 m). Il sentiero era proprio lì, numero 437. Stefano ringraziò infinitamente l’uomo che lo aveva accompagnato, prese lo zaino e iniziò a camminare… Un cartello in legno costruito dagli uomini del CAI diceva che per raggiungere il rifugio ci sarebbero volute due ore di cammino. I metri di dislivello che Stefano doveva percorrere erano 510. Il primo tratto di sentiero era poco ripido e tutto su strada bianca. Passarono venti minuti e la strada finì lasciando il posto a una stretta via che si addentrava nel bosco. Tutto era ovviamente umido e faceva molto freddo. Il sentiero continuava, sembrava non finire mai ma a Stefano piaceva camminare, adorava l’odore delle foglie bagnate e il sentire solo il suo respiro in mezzo alla natura. Tutto taceva, fino a quando non comparve una piccola cascata che indicava l’inizio dell’ultima salita che portava al rifugio. Il ragazzo si bagnò la faccia con la fresca acqua e poi iniziò a correre. Era talmente felice di aver raggiunto l’obiettivo che si fece l’ultimo tratto (il più ripido) a una velocità spaventosa. Ora la vedeva…una stupenda e piccola casa interamente fatta in legno in mezzo al bosco…intorno ad essa c’erano solo una fontanella e un altro casolare che probabilmente un tempo fungeva da stalla. Rimase per un po’ a guardare il panorama appoggiato ad una staccionata di legno che dava su un ripido strapiombo. Si soffermò sul straordinario colore del cielo che stava tramontando dietro al bosco. Il rosso unito al manto verde degli alberi creava una sintonia di pensieri ineguagliabile. Si stava facendo tardi, doveva accendere il fuoco quindi si diresse verso l’entrata del rifugio. Entrato nella casa, dopo aver varcato una grande porta di legno solamente socchiusa, cercò con lo sguardo se c’era della legna già tagliata in qualche angolo. Trovò tre cassette da mercato usate per il trasporto di ortaggi stracolme di rami di ogni dimensione. Il rifugio era molto grande e composto da tre stanze: nella stanza principale, la più grande, c’era il caminetto per riscaldare l’ambiente, uno spargher per cucinare, un enorme tavolo di legno e vari armadietti che contenevano utensili per rendere più piacevole il soggiorno nel luogo. La seconda stanza era molto più piccola ed era caratterizzata da due enormi tappeti di strana forma che ricoprivano l’intero pavimento di palchetti. C’erano poi quattro letti a castello ricoperti di polvere e di segatura. Per raggiungere la terza stanza si doveva percorrere una breve ma ripida scalinata. Al piano superiore non c’era niente, dato che quella parte della casa veniva, una volta acceso il fuoco, invasa dal fumo e diventava inabitabile. Dopo che ebbe controllato tutte le zone del rifugio Stefano sistemò il suo zaino in un angolo, si cambiò velocemente i vestiti sudati e iniziò ad accendere il fuoco. Prese un foglio di giornale e lo accartocciò, poi si diresse verso il legname. Scelse vari rametti molto fini e due o tre più grossi. Il caminetto era molto grande e anche la camera dove inserire la legna era spaziosa e Stefano non ebbe nessun tipo di difficoltà nel far alzare le fiamme. Dopo qualche ora il rifugio era caldo e confortevole, pulito e sistemato. Il ragazzo era seduto di fronte al fuoco, una sigaretta accesa, il sorriso sulle labbra. La sua mente venne invasa da mille pensieri….
Ormai era notte, il fuoco continuava ad ardere incessantemente e illuminava tutto il rifugio di una intensa e calda luce che divorava ogni angolo buio con ferocia. Stefano trovò un quaderno rosso, era il diario della casera. Lesse velocemente le ultime pagine, in cui erano raccontate varie avventure di gruppi di persone che erano stati tra quelle montagne… Si immedesimò in quelle persone, visse insieme a loro la fatica del cammino, la gioia di stare insieme, le risate e i pianti… Il loro fuoco… Poi il suo sguardo venne catturato dalle pagine bianche del diario, forse avrebbe dovuto scrivere qualcosa anche lui, rendere partecipi i futuri montanari avventurosi della sue esperienza…ma aveva paura, temeva quello che avrebbe potuto venir fuori da un’analisi del suo interno. Ma la sua mano stava iniziando a scalpitare, prese velocemente una penna e si sedette proprio lì, davanti al calore del caminetto e distese i suoi pensieri su quel quaderno rosso:
“Ho trovato questi racconti, mi hanno colpito molto… Sarà perché questo luogo per me è sempre stato il ritrovo dei divertimenti e delle amicizie, mai avrei pensato all’incontro della solitudine con il dolore. Sarà perché di lacrime in queste stanze ne ho viste davvero poche, eppure in poche ore oggi mi hanno travolto. Sono scappato dalla mia città perché non mi lasciava spazio, perché chiudeva ogni mio modo di essere. Più cercavo di dimostrare alla gente la mia vera personalità, più loro scappavano. E morivo dentro, cancellavo ogni mio aspetto che ricordasse il mio vero volto. E la persona che veniva fuori, il falso me stesso cominciava a piacere e tutti hanno notato il cambiamento, prendendolo come un miglioramento. Ma non era questo che volevo, che speravo. Maledetti. Mi sembra di impazzire…eppure…eppure…io sono diverso e posso essere davvero migliore ma non me ne danno la possibilità, non mi lasciano scampo. O così o per me non sei niente. Maledetti. E devo andarmene per sfogare la mia ira repressa, devo scappare. Devo nascondermi sopra i monti per non sentirmi a disagio con il resto del mondo. Vi sembra normale? Avere il pensiero fisso di essere inadeguato, inferiore a tutto e a tutti. Non ne posso più. Lasciatemi in pace…” Lasciò cadere il quaderno a terra e scoppiò a piangere. Le lacrime gli coprivano il volto velocemente e senza sosta. Era debole, debole nell’animo. Non gli era bastato lo sfogo, non lo aveva soddisfatto come sperava. Il male era sempre più forte, non la smetteva di procurargli fitte allo stomaco. Cadde dalla panca di legno su cui era seduto e per qualche secondo si rigirò nella polvere che imperversava a terra, singhiozzando e tenendosi stretta la parte addominale. Poi a fatica si rialzò e con passi lenti raggiunse la porta del rifugio. La aprì con violenza.
Le mani di Stefano erano appoggiate nuovamente alla staccionata sottile esterna. Guardava lo strapiombo con gli occhi ancora gonfi e intorpiditi. “Probabilmente quel male non sarebbe cessato mai…” fu il suo ultimo pensiero. Ora i singhiozzi si erano spenti, il silenzio bruciò l’aria con un semplice soffio. A terra, sotto la panca del rifugio, era rimasto quel diario rosso. La fine, Stefano, l’aveva scritta in quella pagina.
Moriva lentamente, guardando il fuoco, consumato dalle lacrime…
Lesse quella pagina, stringendo i denti, per non sentire l’angoscia…
Camminava lentamente lungo una stretta via di Trieste, diretto a casa. Il cielo minacciava pioggia. Il lettore mp3 di Tommaso urlava a gran voce l’ultimo successo dei Psicovortice, “Dentro Paranoia”. Il ragazzo si muoveva a ritmo facendo oscillare i lunghi capelli ricci e biondi che coprivano il suo volto. Adorava la musica, la sentiva così forte in quelle canzoni. Ma lui era un poeta, uno scrittore. Solo per se stesso ovviamente. Per tutti gli altri era Tommaso: uno strano ragazzo silenzioso e chiuso che parlava poco, che si vedeva poco in giro…
Tornò a casa dopo un duro allenamento in palestra. Non gli importava niente né dei muscoli nè dell’ambiente. Ci andava solo per sfogare la sua rabbia, rabbia verso un mondo che non gli andava mai bene, che lo torturava ad ogni occasione. In sala da pranzo trovò la madre ed il fratello più piccolo che lo stavano aspettando, per iniziare la cena. Salutò, si spogliò del cappotto e della sciarpa e si sedette a tavola con loro. Consumò la cena in silenzio, senza dire una parola. Finito, corse in camera. Aveva tanto bisogno di scrivere in quei giorni… Tommaso era un ragazzo di 20 anni che aveva sempre dimostrato avere una marcia in più rispetto ai coetanei in passato. Riusciva sempre in tutto quello che provava, al primo tentativo. Non aveva bisogno di aiuti, di istruzioni, di niente. Era bravo. Bravo e basta. Poi qualcosa nella sua vita cambiò, durante l’adolescenza. Non se ne andarono le sue capacità, non cambiò la sua interiorità…niente di tutto questo…capì che cos’era la paura, provò il vero terrore. Che cosa fu non lo sa nessuno, e nessuno lo saprà mai. E la paura rimase, in ogni suo movimento, in ogni suo gesto. Ad ogni ora del giorno e anche senza un motivo poteva capitare….capitava…sempre più spesso… Sentiva quel gelido sudore che gli copriva il corpo, quel freddo intenso che non aveva provenienza. Poi tremava…quanto tremava…le mani, le gambe, il cuore…e non riusciva a parlare sensatamente in quei momenti, non ragionava, troppi pensieri affollavano la mente, ma non erano pensieri in realtà…no…perché non riusciva neanche a pensare…in quei momenti… Aveva solamente paura…talmente tanta da cambiargli il modo di essere. Si nascose dietro questo suo problema, gli parlò per capirlo, lo analizzò…ma non riusciva mai a cancellarlo.A volte lo sopportava, e anche bene. A volte voleva scappare, il più lontano possibile. E scappava infatti, almeno con la mente.
E lui scriveva…esaminava quello che aveva dentro. Voleva uscirne da solo in qualche modo. Ma non sapeva come…
E così sparirono tutte le sue capacità. Quella folle sensazione non le lasciava libere di esprimersi. Mai. E se ne andò del tutto anche quel poco di stima che il ragazzo teneva stretta per se stesso, con forza. Si sentiva troppo inferiore agli altri, a tutti gli altri. Lui era sempre peggio di tutto e tutti. 15 Marzo 2006-03-15 Tommaso uscì di casa, chiuso nel suo cappotto nero, diretto alla scuola di Musica di Trieste che si trovava nella città vecchia. Fece il tragitto a piedi, lentamente, ascoltando musica dal suo lettore. Arrivato, si sedette su una delle panche dell’atrio principale. Era andato lì perché gli piaceva quel posto, le persone che lo frequentavano. L’odore che c’era nell’aria, l’ambiente…Dalle varie stanze uscivano suoni di strumenti diversi. Riconobbe chiaramente una batteria e una chitarra che emettevano un suono più nitido e forte. Gli altri strumenti erano troppo confusi l’uno con l’altro. Notò che alle pareti erano state appese varie fotografie, di un artista emergente di Trieste. Tommaso non capiva niente di fotografia quindi le guardò senza emettere alcun giudizio. Gli erano piaciute in ogni caso e decise alla fine di firmare il piccolo quaderno che era vicino a lui, messo dal fotografo per i vari commenti. Non si limitò, però, a firmare. La mano voleva scrivere dei versi su quella pagina. E così:
"Un filo nero legato all'altare. Una terra bagnata e tremante avvolge la certezza di essere discusso. Inferiore ai sogni, a te.." Tommaso.
Poche parole, quelle che gli bastavano. Non si scopriva mai troppo. Anche se sapeva che là dentro nessuno lo conosceva. Se ne tornò a casa, col sorriso.
Quanto gli piaceva scrivere…ma forse la cosa ancora più bella era il volare continuamente con la fantasia, creare incessantemente storie nuove, sensazioni nuove…a volte solo poche parole che però in realtà per Tommaso significavano un mondo intero, un discorso discusso e analizzato da tempo, con dedizione. Anche se in realtà non si rendeva conto di pensare così tanto. Aveva sempre creduto che le idee gli venissero fuori di getto, solo quando teneva in mano una penna. In realtà scriveva sempre del suo passato, del suo presente o del suo futuro. Creava personaggi che avevano alcune delle sue caratteristiche. Altre invece se le inventava…parlava di se stesso ma anche di invenzione…un misto di realtà e fantasia… Certo era che quegli attacchi che gli prendevano sempre più spesso di forte paura cominciavano a diventare insopportabili. Tommaso si sentiva rinchiuso e incapace di esprimersi. Continuava a chiudersi in se stesso. Non sentiva nessuno da tempo ormai. Era così difficile affrontare il mondo in quelle condizioni che il ragazzo decise di evitare il più possibile tutte le preoccupazioni perdendo completamente la vita sociale. Lasciò la palestra e la ragazza e perse di vista tutti gli amici e i conoscenti. Aveva scelto di restare da solo per paura degli altri. Chiunque fosse stato l’”altro”.
Passarono alcuni mesi, era arrivata l’estate. Tommaso era stufo di quella situazione. Voleva capire che cosa gli faceva male, voleva capire che cos’era che lo bloccava così tanto e così spesso. Fece alcune telefonate, sentì alcuni amici e propose loro una gita in montagna per ritrovarsi e passare un po’ di tempo insieme. Alcuni rifiutarono, presi dalla loro vita o dalle loro fidanzate, due invece accettarono l’invito: Sandro e Paolo. Erano sempre stati i migliori amici di Tommaso, fin dai tempi delle medie. Si accordarono subito sulla partenza che fissarono per il giovedì della settimana seguente. Il posto lo doveva scegliere Tommaso. Contento di aver finalmente trovato almeno la forza di provare a cambiare quella dolorosa monotonia Tommaso uscì di casa diretto ad un negozio di sport poco distante da casa sua. Doveva comprarsi un paio di scarponi nuovi per la camminata in montagna. Subito fuori dal negozio si imbattè in una ragazza che aveva già visto in città qualche volta e che lo aveva colpito molto per il suo viso particolare. D’istinto Tommaso la salutò anche se non si conoscevano. La ragazza gli sorrise e rispose al saluto domandando subito dopo se si fossero già incontrati da qualche parte, perché lei non ricordava di averlo già visto. Tommaso chiaramente disse di no e la invitò a prendere un caffè. Quel pomeriggio non comprò gli scarponi che gli servivano, questo è sicuro., ma conobbe una persona che non solo era una bellissima ragazza ma si rivelò anche molto intelligente e dolce, educata e sensibile. Forse fu amore a prima vista… Si chiamava Elena… Si vedettero la sera del giorno dopo. Tommaso passò delle splendide ore: chiacchierarono a lungo camminando in riva al mare, poi presero un gelato e infine lui la accompagnò a casa, come un vero gentiluomo. Una volta disteso sul suo letto si soffermò su alcune parole dette dalla ragazza. Era molto simile a lui in apparenza ma erano anche profondamente diversi…però si trovavano bene e cosa più importante Tommaso, in compagnia di Elena, non era preda dei suoi soliti attacchi che lo tormentavano di continuo…prima che il ragazzo partisse per la montagna si rividero ancora qualche volta. Ormai erano amici… La notte prima della partenza Tommaso non dormì. Pensava ad Elena e a quanto il mondo riusciva a fargli male in quel periodo e decise di scrivere qualche riga, per avvicinare il sonno: “ Sono continuamente invaso da taglienti parole che non hanno nessuna pietà, per nessuno. Prima si parla di “cosa più bella mai capitata prima” dopo diventa un qualcosa da evitare, senza un valido motivo. Tante scuse che si riversano le une sulle altre piangendo e contorcendosi dal dolore. Per quale motivo mi hai rifiutato così pesantemente quando pensavo solo alla tua felicità? Mondo, non puoi rispondere…mi trattieni con te usando chissà quale enorme potere…ma qualcosa non sta andando per il verso giusto e fai finta che sia tutto normale, che per me debba essere tutto normale…volevi mille, ora ti accontenti di uno…se arriva il secondo basta che duri poco, se no la stanchezza te lo porta via…le possibilità scompaiono, tutto si distrugge…mai mi hai voluto e mai mi vorrai. “ Scritta l’ultima parola si chiese che cosa significava tutto questo per lui. Tommaso era così, prima di getto sigillava su un foglio i suoi pensieri e poi capiva perché lo aveva fatto. Parlava della crudeltà del mondo, del fatto che continuamente lo attaccava ferocemente. Poi sottolineava che secondo il giudizio di tutti l’arte dovrebbe essere la cosa più bella in assoluto, la cosa che più riempie l’animo e il cuore di un individuo. Ma in realtà una volta arrivata quella cosa bella si tende ad escluderla perché diventa una sicurezza…la cosa che non era normale, nelle parole di Tommaso, era il fatto che tutto quello che arriva il mondo lo osserva solo per trasformarlo in denaro. Quindi cerca mille motivi per guadagnarlo ma una volta trovato quello giusto, gli altri non servono più. Quell’”uno” basta. Il secondo non porterà mai abbastanza come il primo, quindi deve durare poco, giusto per avere un surplus. Stanco di tutti questi pensieri si addormentò. Fece sogni strani quella notte, sogni di paura. Già le sette, ora di alzarsi, di prepararsi e di partire….il sole non era neanche uscito di casa che Tommaso era già diretto alla stazione dei pullman. Direzione: Udine.
E ora lo vediamo, su quel treno. I due amici che parlano, scherzano, si divertono e lui che guarda pensieroso fuori dal grande finestrino. Vede mille immagini velocissime incontrarsi una con l’altra. Un enorme prato che si interseca con mille altri prati nello stesso momento. In realtà il prato è sempre lo stesso, cioè, non proprio…cambia in realtà, di pochissimo. Quel che basta per essere leggermente diverso e trasformarsi in un’altra immagine. Tommaso, in realtà, si era addormentato a circa metà del viaggio e stava sognando un paesaggio che lui e i suoi amici avevano incontrato durante il percorso.
Una volta arrivati, i tre ragazzi si lanciarono in un bar vicino alla stazione a chiedere informazioni e a bere qualcosa. Si fecero dire come arrivare all’imbocco del sentiero e fecero l’autostop. Dopo una buona mezz’ora un uomo di circa 40 anni li fece salire. “Ragazzi, dove siete diretti? “ con un cordiale sorriso la gentile persona si presentò così. “dobbiamo arrivare a “Case Nanghets”, riesce a portarci almeno nei dintorni? “ rispose Tommaso, incrociando le dita di entrambe le mani. “Ma certo, vado proprio da quelle parti” rispose ancor più cordialmente l’uomo. Intanto era già partito con la sua piccola Matiz rossa, che odorava di profumo alla vaniglia… Tommaso fece un sospiro di sollievo.
I tre amici raggiunsero “ quel “ rifugio. Si sistemarono e accesero il fuoco in quella bellissima e piccola casetta di legno in mezzo al bosco. Si divertirono, per molte ore. Suonarono e cantarono a squarciagola. Passata la mezzanotte, Paolo e Sandro andarono a dormire, stanchi morti. Tommaso invece decise di rimanere ancora per un po’ a guardare il fuoco… Trovò il diario rosso.
Lesse quella pagina, stringendo i denti, per non sentire l’angoscia…
Riusciva a capire quelle righe, le sentiva molto sue, ma facevano molto male.
Lasciò cadere il quaderno a terra e scoppiò a piangere. Le lacrime gli coprivano il volto velocemente e senza sosta. Era debole, debole nell’animo. Non scrisse nulla su quel quaderno, non aggiunse altro. Il male era sempre più forte, non la smetteva di procurargli fitte allo stomaco. Cadde dalla panca di legno su cui era seduto e per qualche secondo si rigirò nella polvere che imperversava a terra, singhiozzando e tenendosi stretta la parte addominale. Poi a fatica si rialzò e con passi lenti raggiunse la porta del rifugio. La aprì con violenza.
Le mani di Tommaso erano appoggiate alla staccionata sottile esterna. Guardava lo strapiombo con gli occhi ancora gonfi e intorpiditi. Nella sua mente passarono tutti i suoi racconti, le sue poesie, le sue fantasie…passò Elena, come un lampo. Non voleva farla finita veramente. Piangeva e soffriva ma sapeva che le cose prima o poi sarebbero migliorate. Dovevano migliorare per forza. Lui credeva in qualcosa, credeva nell’arte, nella capacità di trasmettere emozioni e esperienze. E poi c’era quella ragazza…la sentiva troppo forte dentro al cuore…
A terra, sotto la panca del rifugio, era rimasto quel diario rosso. La fine, Tommaso, l’aveva pensata in quella pagina. Ma non scrisse niente…solo due parole quando ritornò dentro la casa di legno per andare finalmente a dormire:
-dovevi provarci-
Fine-
September 29 REIKIE' passato esattamente un mese dall'ultimo intervento in queste pagine virtuali...ho appena letto un messaggio di Cotte che mi diceva che era dispiaciuta che non scrivevo più...ma ormai è risaputo che i miei periodi più fertili artisticamente parlando sono sempre quelli più dolorosi o, in alternativa, i più felici...
Nella mia persona non esiste il grigio...o bianco o nero...o almeno lo pensavo fino a pochi giorni fa...
Ero talmente preso in questi 30 giorni di silenzio letterario a cercare una luce nel buio, aggrappandomi ad ogni esperienza, persona o sensazione che riuscivo a vivere, che non mi rendevo conto di quanto stavo crescendo nel frattempo. I problemi che più mi stavano distruggendo la vita stavano piano piano scomparendo...e non perchè sono riuscito a dimenticare la mia ex, non perchè sono riuscito a realizzarmi come persona...insomma non perchè le cose sono migliorate...ma per il semplice fatto che sono riuscito a staccare la persona razionale ben nascosta dentro di me dalla mia parte emozionale...insomma dal bambino in preda alle paure e alle insicurezze. Così facendo sono riuscito a guardare la mia sofferenza dall'esterno e non c'erano più maschere che coprivano le mie lacrime. Tutto era finalmente molto chiaro.
Poi ho conosciuto una persona, proprio in questi giorni...una di quelle persone davvero speciali capaci di farti scoprire nuovi mondi, di regalarti il suo rispetto e la sua irraggiungibile bontà d'animo. Mi ha donato le sue esperienze, mi ha aiutato a staccarmi da quel dolore immenso come mai nessuno aveva fatto prima d'ora. Semplicemente ascoltando...e aprendo il cuore e la mente...senza pregiudizi. Nessuno può capire un certo tipo di sofferenza senza prima viverla...questo è quello che pensavo fino a poco tempo fa...ora so che non è più così, so che esistono persone che riescono a viverti e a capire anche senza aver per forza passato quel triste periodo o quella particolare malattia. Mai frase fu più azzeccata di " chi trova un amico trova un tesoro". Un tesoro immenso...dal valore incalcolabile. Spero di essere all'altezza e un giorno di poter contraccambiare tutto quello che questa rara gemma sta facendo per me.
Non posso nascondere che staccandomi da quei problemi che prima pensavo fossero tutta la mia vita ho aperto gli occhi su tante altre cose...mi sono reso conto di quanto ancora devo lavorare per raggiungere l'obiettivo più importante in ogni individuo...la serenità...di quanto ancora dovrò analizzarmi per riuscire a migliorarmi...ma non mi spaventa...un passo alla volta e si arriva ovunque. Basta volerlo...più sono le strade più grande è la sfida...
Ho deciso di tornare a scrivere perchè due giorni fa...dopo aver vissuto per la prima volta qualcosa di veramente unico, sono tornato a casa e ho scritto una canzone. Appoggiata la chitarra mi sono messo a piangere. Era talmente tanto tempo che non provavo l'emozione di scrivere un pezzo musicale che quasi mi ero scordato degli effetti benefici che trapassano il mio corpo ogni volta che finisco.
Ringrazio Pierre che come sempre mi ha illuminato con quel fantastico pezzo di piano che poi farà da tema per tutta la canzone...sarà diversa dalle altre...è un pezzo senza strofe...solo ritornello e bridge...per il resto sarà la musica a parlare per noi...
REIKI
Tutto quello che vivrai...
Lo lascerò a te...
Come il dono di un passato
che le tue mani aiutano...
Silenzio sfiorami...
e resta accanto a me...
Sensazioni infinite...
Mi trascino via...
Bridge,
Sembra passata un'eternità.
Si sofferma sul cuore,
morde forte come questa realtà...
Hai chiesto al cielo tutto tranne che follia...
Si sofferma sul cuore...
Morde forte...
Rit.
Tutto quello che vivrai...
Lo lascerò a te...
Come il dono di un passato
che le tue mani aiutano...
Silenzio sfiorami...
e resta accanto a me...
Sensazioni infinite...
Mi trascino via...
Via da qui...
via da qui...
via da qui...
GabriPVSinger and PierrePVPianist 2007 |
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