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Esplosione di emozioni...
Foto 1 de 10
03 noviembre

Scoperta

Si accende, diventa bagliore.
Disperato ricordo, pretende di vincere.
Il fiume travolge, con passo forzato,
la nebbia nell'Angelo, purpurea.
 
Gabri 2/11/2009
27 julio

2

Quadrato.

Una delle porte
deve chiudersi.
Non v'è un occhio attento.
Nessun conto in sospeso.

Quel giorno, fu chiaro,
spezzai la prima catena.
Il muro crollò...

Triangolo.

Uccidi e odia il maledetto.
Portalo a te, così facendo.

Hai dato inizio
alla sfida finale...

20/07/2009

1

Felce nascosta.

La scena illuminata,
si spegne.
Rievochi lontani sentieri,
avvicini la spada,
ancora immobile e,
risplende.

Fuggi, intravedo
miele purissimo.
L'abbandoni...

Da una socchiusa finestra,
il bene,
sta sbirciando.

20/07/2009
30 abril

Capitolo 1: parte prima.

Mi ricordo il giorno in cui conobbi Kevin. Pioveva che Dio la mandi buona.

Io stavo tranquillamente camminando per città, dovevo sbrigare alcune faccende in centro ma fui costretto a mettermi al riparo sotto il tendone di un negozio di abbigliamento quando cominciò, di colpo, a piovere in quella maniera. Non si può mica andare in giro con tempi così, non avevo neanche l’ombrello, solo un imbecille potrebbe pensare di camminare sotto il diluvio universale. Pensai. Infatti, quando vidi Kevin sfrecciarmi davanti urlando a squarciagola dalla felicità, la prima cosa che mi balzò agli occhi fu proprio che lui non stava camminando sotto la pioggia. Stava correndo sotto la pioggia. C’è una bella differenza. Pensai. Non si fermò molto lontano da me. Probabilmente nella foga della corsa era anche riuscito a scorgere che c’era una persona che attendeva sotto il tendone di un negozio. E si ricordò che aveva voglia di una sigaretta. Smise di urlare di gioia e fece dietrofront.

“Ciao”.

“Ciao”

“Hai per caso una sigaretta?”

Non avevo mai visto un ragazzo con quello sguardo. Era FELICE. Tutto il suo corpo traspariva una incredibile sensazione di benessere. Gli sorrisi senza neanche sapere il perché e ovviamente tirai fuori il mio pacchetto di sigarette e gliene porsi una. Non mi piaceva la gente che chiedeva sigarette per la strada ma in quel caso era diverso, era come se tutto diventasse bello…in quel momento anche la pioggia era bella, anche quel negozio di abiti che non sopportavo  era…bello…il tendone, la strada, la gente che corre a mettersi al riparo, il marciapiede, l’insegna del bar, i semafori, le automobili…bello bello bello…tutto…e la cosa più assurda era che Kevin fumava in silenzio, guardando sorridendo il vuoto, sotto la pioggia. Come se non gli interessasse fare un passo in più per ripararsi sotto al tendone dove stavo io, teneva solamente la sigaretta un po’ più avanti in modo che non si inzuppasse. Non ci dicemmo neanche una parola fino a quando non gettò a terra il mozzicone.

“Grazie, io continuo”

“Aspetta, toglimi solo una curiosità, perché stai correndo con questo stratempo? Non puoi aspettare che smetta?”

“Amico” disse sorridendo “Non vedi che c’è il sole? “

 E riprese a correre e ad urlare di felicità. Non raccontò mai a nessuno che cosa successe in quella particolare giornata, cosa capitò nella sua vita. Scoprimmo solo che “qualcosa” successe perché prima di quel momento tutti si ricordavano di lui come una persona strana, cupa e pessimista. Da quel giorno divenne l’emblema della felicità assoluta. Ma cosa più incredibile, da quel  giorno, ogni volta che c’era brutto tempo, quel ragazzo si lanciava urlando di felicità in una folle corsa.

Me lo ricordo bene il giorno in cui conobbi Kevin. Pioveva che Dio la mandi buona.

29 abril

Prologo

Finalmente, dopo una lunga camminata, giunse a destinazione. Solitamente, lì, in quel posto lontano da tutto e da tutti ci andava in macchina ma la sua Fiesta del 95 nera aveva deciso di abbandonarlo subito fuori dalla piccola cittadina in cui viveva. Ma gliene fregava davvero poco, non era il tipico ragazzo che si attaccava in maniera morbosa agli oggetti. La osservò per qualche secondo ,una breve risatina e iniziò a camminare. Quando aveva bisogno della completa solitudine niente poteva fermarlo.

 Ora guardava, affannato, la piccola parete che lo avrebbe portato nel “ suo luogo”. Gli piaceva immergersi nella natura e un giorno, camminando per quei boschi, trovò quella cima facilmente raggiungibile da cui era possibile vedere praticamente tutto, tutto quello che a lui “interessava vedere”. Da là sopra lui guardava la sua Vita, interamente raccontata nel paesaggio, incredibilmente dettagliata e intensa. Ogni minuscolo tratto gli ricordava un momento, un’esperienza, un sentimento che aveva provato. Vent’anni disegnati nella natura…  Un pensiero quasi impossibile da focalizzare tanto è immenso, ma lui la vedeva…la sua vita…era tutta scritta in quel paesaggio.  Jason raggiunse facilmente la cima dopo aver ripreso fiato della lunga camminata e si sedette, com’era solito fare, proprio sul bordo. Se ne stava lì, in silenzio, anche per ore . Pensava…come se dovesse trovare risposte a domande che non esistono, come se dovesse incontrare un angelo da cui ricevere la giusta indicazione. Diciamo che in realtà se ne stava seduto a non pensare, jason, a guardare la sua vita… Chissà, forse prima o poi un angelo sarebbe davvero passato a salutarlo, o forse , nel bel mezzo dei suoi “non” pensieri, avrebbe avuto quella specie di illuminazione che di solito, chi passa ore in quei posti, aspetta di ricevere. Ma a quel ragazzo non importava nulla di avere risposte né tantomeno di veder svolazzare qualche angelo alla ricerca della via per il Paradiso. Nei suoi occhi non c’era nessun tipo di “sete”. Lui era seduto su quella cima per un unico, insostituibile motivo.

Guardare la sua Vita…     

Passarono almeno due ore. Il totale silenzio venne rotto dai movimenti di Jason che si alzò improvvisamente per recuperare la sua inseparabile borsa bianca. Solitamente, dopo un lasso di tempo non ben definito, il ragazzo era solito mettersi a scrivere e difatti tirò fuori dalla bisaccia un pacco di fogli e una penna nera.  Vedete, molte volte mi sono chiesto “che cosa scrivesse “ in quelle pagine dato che non pensava a niente su quella cima, ma guardava e basta…perché era davvero così, lui Non Pensava. Ricostruiva il suo passato, come se fosse andato perso…guardava il fiume sotto di lui e ritrovava la sua infanzia e i primi anni dell’adolescenza, sempre in movimento, costantemente in azione. Vedeva   le esperienze fatte, la spensieratezza dell’essere ancora bambini. Riscopriva tutti i passi di quel periodo, tutti i viaggi con i parenti,  con gli  amici, riviveva i rapporti andati persi  che gli avevano lasciato un profondo segno. Ma in quel fiume c’era anche la paura e l’instabilità, genitori in continuo conflitto, le lacrime di Jason e del Fratello  più piccolo. Ma la maggior parte erano sensazioni positive, quando guardava il fiume sommariamente stava bene… Subito dopo v’era un enorme prato che fungeva quasi da “veranda” al bosco. Le due immagini unite ricordavano al ragazzo quasi tutta l’adolescenza: vedeva  il prato come la felicità assoluta, gli anni in cui non aveva alcun tipo di vero pensiero, gli anni delle “vere” amicizie, delle più profonde esperienze. Il bosco era invece l’assoluta e la più potente figura del dolore. Impenetrabile, buio e insidioso, visto da lontano. Vedeva la morte in quel luogo, la vera sofferenza che avevano accompagnato la sua vita fino ai 18 anni. E Jason guardava…guardava fino alle montagne sullo sfondo che coronavano il suo presente, un presente in salita, un presente di sacrifici e riflessioni.

Un giorno mi confessò cosa scriveva su quella pagine bianche e mi confidò anche perché nessuno, mai, aveva letto neanche una riga scritta da lui. Disse così:

“Quando finisco di guardare la mia vita, inizio a sognare…e a raccontare sulla carta tutto ciò che di più bello la mia mente possa immaginare…”

“Quando finisco di scrivere accartoccio il tutto e lo lancio giù dalla cima della piccola rupe, ricordandomi anche di bruciare tutte le pagine una volta sceso.”

“Perché ho paura…che se qualcuno le legge, non si avvereranno mai…”

Ha paura Jason, il terrore folle che i suoi sogni possano essere violentati da altre persone. Ha paura che i suoi veri desideri non si avverino. Come dargli torto.

 

Ed eccolo sempre lì a scrivere col sorriso. Non scrive per nessuno se non per se stesso, per le sue immagini, per il suo cuore. Sogna Jason, sogna con tutte le energie. Ed è talmente preso a scrivere che neanche si accorge che sotto la rupe qualcuno lo guarda, lo osserva, immobile. Intanto il ragazzo ha riempito quasi 4 facciate e decide di smettere. Come fosse un rito importantissimo piega i fogli in quattro parti e li lancia dalla rupe. Poi si alza, prende la sua borsa bianca e inizia a scendere. Controlla nella tasca di avere il solito accendino viola, indispensabile per cancellare le prove della sua presenza e dopo averlo trovato gli passa solo un attimo per la testa l’idea dell’enorme camminata che lo aspetta. Ma a lui non importava granchè.

Finalmente a terra inizia a guardarsi in giro per recuperare il blocco di carta lanciato poco prima. Non lo vede. Cerca dappertutto ma niente, come se si fosse volatilizzato…continuando a guardarsi intorno scorge un piccolo foglio appeso ad un albero. Si avvicina, per leggerne il contenuto. Rimane quasi a bocca aperta, sconvolto, ma per essere davvero precisi neanche lui sapeva qual’era la sensazione che provava in quel momento. Sul foglio c’era scritta solo una frase:

“I sogni vanno Custoditi.”

                                      Jasmine.                                                                                                                                                                                               

 

gabriele ruzzier

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Amo scrivere...qualsiasi cosa...che siano poesie, semplici racconti, libri più elaborati, canzoni...tutto...la mia vita è il sentimento. Esisto per regalare emozioni a me stesso e agli altri...e questo è l'obiettivo più grande che ho nella vita. Dall'altro punto di vista sono molto lunatico e irritabile. Passo da momenti di solarità eccessiva a crisi d'ansia e sociale...ma che volete che vi dica...gli artisti sono fatti così e devono essere amati proprio per questo motivo...